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Destinazione d'uso: come scoprirla e cosa significa

È l'uso a cui un immobile è legalmente adibito. Sembra un dettaglio, ma decide cosa ci puoi fare, quanto vale e se la banca lo finanzia. E si legge in due posti diversi che non sempre coincidono.

La destinazione d'uso è la funzione riconosciuta a un immobile dalla sua storia edilizia e urbanistica: residenziale, commerciale, direzionale (uffici), produttiva, turistico-ricettiva, rurale. Non è quello che ci fai tu di fatto: è quello che ci puoi fare per legge.

Due fonti che non sono la stessa cosa

Qui si annida l'equivoco più frequente. La destinazione d'uso si legge in due documenti diversi:

Quando i due non coincidono — un ex negozio accatastato C/1 ma di fatto usato come abitazione senza pratica — c'è un problema che emerge in fase di rogito o di mutuo. La categoria catastale non certifica la destinazione urbanistica.

Dove si verifica

  1. Visura e planimetria catastale per la categoria e lo stato di fatto depositato.
  2. Titolo edilizio (licenza, concessione, permesso, agibilità) per la destinazione legittima di partenza.
  3. NTA della zona per sapere quali destinazioni sono ammesse lì e se un cambio è possibile.

Perché pesa, in soldi

La destinazione decide il valore (un ufficio e un'abitazione allo stesso indirizzo valgono diversamente), la finanziabilità (le banche trattano un mutuo su residenziale in modo diverso da un immobile strumentale), le imposte d'acquisto e cosa puoi affittare. Comprare senza averla verificata significa non sapere davvero cosa si sta comprando.

Verifica la destinazione di un immobile →ImmobiliareUrbano incrocia catasto, urbanistica e vincoli su un indirizzo.
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